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l Consorzio, nasce il 23 Maggio 1949 a rogito del Notaro Mario D'Orazi, su iniziativa di 18 produttori,
con la Denominazione di "Consorzio per la difesa di vini pregiati e tipici di Frascati". Nel corso degli
anni ed a seguito di precise disposizioni di legge ha modificato la propria denominazione nell'attuale di
"Consorzio Tutela Denominazione Frascati".
Esso egrave; stato tra i primi Consorzi ad ottenere l'incarico della vigilanza sulla denominazione.
Il Marchio del Consorzio è costituito da un'aquila ad ali spiegate poggiata con le zampe su un cartello con
la scritta TVSCVLUM , sovrapposto ad una conchiglia con volute, sormontate da una corona nobiliare contenenti
elementi degli stemmi dei Comuni di FRASCATI (chiavi incrociate), GROTTAFERRATA (inferriata) e di MONTEPORZIO
CATONE (pino con viti incrociate). Dagli originari 18 soci fondatori il Consorzio consta oggi di 650 produttori associati che rappresentano oltre il 40 % della produzione complessiva del Frascati. Dal tinello alle moderne cantine Il Consorzio nasce il 23 maggio 1949 a rogito Notaro Mario D’Orazi. Grazie all’azione del Consorzio, il “Frascati” è stato uno dei primi vini italiani ad ottenere il riconoscimento della denominazione di origine controllata (D.P.R. 1966). Dagli originari 18 fondatori è passato agli attuali 650 produttori, oltre a 33 aziende vinificatrici ed imbottigliatrici che rappresentano l’85% della produzione complessiva del Frascati.
Tracciabilità - Primo in Italia, il Consorzio ha realizzato un sistema in grado di controllare tramite via S.M.S. a, disposizione di qualsiasi interessato, la genesi e la storia di una bottiglia di Frascati e le caratteristiche organolettiche del vino ivi contenuto. È sufficiente inviare un S.M.S. via telefono cellulare al numero 340 767.50.82 con il numero identificativo che appare sulla fascetta di garanzia delle bottiglie, di colore giallino, ed in breve termine il sistema risponderà, sempre via S.M.S. indicando il nome dell’imbottigliatore, la tipologia di vino, l’annata, il grado alcolico, l’acidità, l’estratto secco. Nella tradizione il Frascati era vinificato raccogliendo le uve dopo la prima decade di ottobre. Le uve pigiate venivano poste a fermentare in tini di castagno con le bucce per circa un mese, fin quando si verificava “l’alzata di cappello”, successivamente si procedeva alla svinatura del mosto, che veniva poi filtrato e conservato in botti poste in nicchie ricavate in grotte scavate nel tufo. Dopo i successivi travasi, nella primavera era pronto per la mescita.L’avvento della tecnologia ha radicalmente modificato questa arcaica lavorazione, risolvendo alcuni inconvenienti di serbevolezza che il vino presentava. Oggi le aziende tutte dispongono di tecnologie in grado di valorizzare al meglio le uve dei vigneti che lentamente stanno riprendendo le originali sembianze.
Viticoltura autoctona e nuovi impianti Il territorio di produzione del vino D.O.C. Frascati comprende per intero i comuni di Frascati, Grottaferrata e Monteporzio Catone e,in piccola parte, il X° Municipio di Roma ed il Comune di Montecompatri. Complessivamente investe circa 1.650 ettari di vigneto per una produzione media di 200.000 quintali di uva, pari a circa 140.000 ettolitri di vino Frascati. L’altitudine è compresa tra 70 e 500 metri s.l.m.; l’esposizione generale è orientata verso Nord-Ovest ed Ovest. I terreni del comprensorio del Frascati sono di origine vulcanica, di tipo basaltico e tufaceo e, da approfonditi studi, è risultato che per la maggior parte sono di medio impasto o leggermente compatti, presentando il 56,1% di sabbia, il 17,8% di limo ed il 26,1% di argilla. Sono scarsamente dotati di azoto, normalmente ricchi di anidride fosforica assimilabile, molto ricchi di potassio assimilabile, poveri di calcare totale ed attivo, scarsamente forniti di sostanza organica ed a PH quasi sempre neutro o sub-acido. I vitigni usati sino ai primi del ‘900 erano, all’incirca, gli stessi che si usano oggi; diverse, però, sono le proporzioni. L’affermazione della Malvasia di Candia deriva da motivi di ordine genetico, quali il grado di resistenza alle crittogame, l’affinità d’innesto, l’adattabilità ai nuovi sistemi di allevamento. Tra questi i più adottati sono: a “Guyot”, forma di allevamento a potatura mista; “Speronato” per le varietà che vogliono la potatura corta; a “Cazenave” per le varietà a potatura media;il “Tendone” molto diffuso negli anni settanta, ora è in declino anche a causa di una scarsa possibilità di meccanizzazione delle operazioni alla pianta. “Vinalia”, profumi, sapori e bellezza Negli annali di “Storia della vite e del vino in Italia”, si ricorda come il medico di Sisto V, Andrea Bacci, autore di uno dei primi trattati sui vini d’Italia, avesse definito Frascati “luogo di delizie, generoso di uve e di vari frutti”, mettendo in evidenza che quegli industri coltivatori avevano propagato nelle loro vigne le viti più elette d’Italia dalle quali si ottenevano vini che erano forniti “ai conviti principeschi, nonché alle mense borghesi di Roma”. Anche un anonimo cronista, al seguito di quello splendido mecenate e raffinato buongustaio che fu il cardinale Scipione Borghese, così descrive le bellezze dei luoghi, che già in quel tempo, prima della metà del ‘600, era giustamente rinomato: “della bontà del sito non mi è necessario dirlo, perché la virtù et la varietà et la opportunità del terreno si mostra pur ancor oggidì, quando le sue vigne producono frutti et liquori di tale squisitezza, che io non intendo in quale parte si trovino migliori”. E più indietro nel tempo per rimarcare, semmai vi fosse bisogno, l’antico legame di questa terra con la vite, spicca certamente Marco Porzio Catone detto il Censore, originario di una famiglia di viticultori tuscolani.Uomo sapiente, abile politico e oratore, gradiva egli stesso porsi al lavoro delle sue terre assieme ai propri dipendenti, dividendone poi il cibo semplice ed il vino genuino. Varrone ricorda “Vinalia”, la festa per il vino nuovo del Tuscolo ed alcuni provvedimenti relativi alla sua esportazione in Roma. E poi Lucullo e Marco Tullio Cicerone, che qui possedeva la prediletta tra le sue ville. Dopo la seconda metà del secolo XVI fu assai sentita la necessità di tutelare il prezzo di vendita dei vini destinati al popolo; coincide con questo movimento di vera e propria tutela del consumatore, l’apparizione della “fojetta” (1589) imposta da Sisto Quinto. Precursore di questo regime di tutela fu anche Marcantonio Colonna, Signore e Vicario di Giulio II della Rovere, che negli statuti concessi alla città di Frascati stabiliva, in alcuni importantissimi articoli, regole che ancor oggi sono ribadite in decreti a difesa e tutela. Vitis Vinifera e Ville Tuscolane Il territorio del Frascati trova un’eccezionale linea di confine con il Monte Tuscolo attraverso le sue Ville tardo rinascimentali e barocche. Da Monteporzio Catone ad estendersi verso Grottaferrata, sin dal ‘500 si edificarono splendidi complessi monumentali, testimoni di un’aristocrazia romana che qui si sbizzarrì in giardini esclusivi, giochi d’acqua e mille altre scenografie. Villa Aldobrandini, Rufinella, Lancellotti, Falconieri, Mondragone, Torlonia, Borghese, Muti, Grazioli, per citare le più famose, costituiscono ancor oggi, oltre che un vanto, un complesso ed armonico sistema urbano-territoriale pari in bellezza alle ville del Palladio o le Pompeiane. Tanti furono gli artisti che si cimentarono nell’adorno urbano del paesaggio: dal Maderno al Vanvitelli ad Antonio Caracci al Pannini. Altri ancora ne descrissero le bellezze nei dipinti, nelle incisioni, in sommi versi come quelli del Goethe e di Byron o come quelli più popolani del Belli. Di certo tanti trovarono spunto nelle mescite di vino, le osterie, che furono non solo punto di incontro popolare, ma tratti specifici del luogo. Nell’epoca del Grand-Tour artisti ed intellettuali amavano frequentarle per spunti di ogni genere oltre che per gustare il vino. E’ attraverso queste testimonianze che ritroviamo l’antico legame tra la vite e l’uomo tuscolano, aristocratico o villico che sia. Tutta la campagna, specie nell’ottocento, era coltivata a vigna sino quasi a penetrare il cuore di Roma: “l’abbondanza delle viti qui è grandissima” scriveva Gregorovius nel 1850, “esse ricoprono a perdita d’occhio le belle colline”. Alle attraenti vedute di un tempo si è evoluto un paesaggio consapevole della ricchezza passata che ancora dona al visitatore immagini oniriche e, con il vino, rinfranca i sensi di un sapore millenario. Frascati continuatrice dell’antica Tuscolo Frascati nasce a seguito della distruzione di Tuscolo avvenuta nel 1191. La città fu rasa al suolo e gli abitanti si rifugiarono in capanne di frasche e da qui deriva il nome della città. Nel diadema delle Ville Tuscolane spiccano la Villa Torlonia, già Conti, già Ludovisi, già Altemps, oggi ombroso parco comunale: il suo “Teatro delle fontane”, opera di Flaminio Ponzio e Carlo Maderno dona un incantevole suggestione a tutto l’ambiente. La Villa Flaconieri, già Rufina, la villa prediletta da Paolo III e testamento artistico di Francesco Borromini. La Villa Mondragone, sita in comune di Monteporzio opera di Martino Longo e Giovanni Vasanzio emerge imponente dal suo colle vestito d’ulivi. Qui Gregorio XIII nel 1582 firmava la bolla della riforma del calendario giuliano. Completano lo scenario delle Ville Tuscolane Villa Rufinella, Villa Lancellotti, Villa Parisi e, in comune di Grottaferrata, le Ville Grazioli e Muti. Sul colle dove sorgeva l’antichissima città di Tuscolo, madre dell’odierna Frascati, percorso l’antico lastricato romano ci si arresta ad un tratto nella visione improvvisa e suggestiva del Teatro Romano corrosa dal tempo e dell’Acropoli su cui si ergevano una volta i templi dedicati a Giove e ai Diòscuri. Grottaferrata, oasi “orientale” nel centro della cattolicità A sinistra della dorsale di Tuscolo, ai limiti della sottostante Villa Latina si trovano le case del centro storico di Grottaferrata, sorte intorno alla celebre Abbazia, da quando il monaco Basiliano S. Nilo da Rossano nel 1004 ebbe in donazione da Gregorio I di Tuscolo un terreno adiacente i ruderi di un’antica villa romana, dove in una piccola “cripta” fu esposta alla pubblica venerazione un’immagine bizantina della Vergine. Attorno a tale “Crypta-ferrata” (da cui il nome dell’abitato di Grottaferrata) si venne da allora sviluppando tutto il complesso abbaziale che nel 1473 il cardinale Giuliano della Rovere fece circondare da fortificazioni su disegno di Baccio Pontelli e di Antonio da San Gallo. L’importanza dell’Abbazia di Grottaferrata, ancor più delle bellezze storiche ed artistiche è data dalla luce spirituale che da essa promana; infatti da circa mille anni essa ha conservato, nel centro stesso della latinità, la liturgia bizantina del rito Greco-Cattolico. Dai bastioni dell’Abbazia si possono ammirare gli ubertosi vigneti della sottostante “Valle Marciana” che costituisce il confine occidentale del comprensorio del Frascati. Monteporzio Catone erede della“Gens Portia” Spaziando con l’occhio sul meraviglioso panorama, si ammira Tuscolo. Sul colle già dedicato alla chiesa di S. Antonino in “Monte Porculo”, donato da Gregorio II di Tuscolo ai Benedettini della congregazione Cassinese sorge l’abitato dell’odierna Monteporzio Catone, che fu già castello primo degli Annibaldi, poi degli Altemps e dal 1613 dei principi Borghese, ma che trae il suo titolo glorioso da quella “Gens Portia” che dette i natali al grande Catone. Il Frascati e gli abbinamenti gastronomici. Il vino Frascati D.O.C. è un vino bianco secco, dal colore giallo paglierino con riflessi dorati, dall’odore vinoso, sapido e pieno di corpo, con note aromatiche di frutta matura. Il “Frascati Superiore” deve possedere un grado alcolico non inferiore a 11,50% in volume. Il disciplinare di produzione determina le caratteristiche dello spumante. Senza alcuna pretesa esaustiva, raccomandiamo alcuni abbinamenti con i tipici piatti della cucina romana e laziale: tra le minestre quella di farro e sicuramente la pasta con fagioli o ceci; ottimo se accompagnato ad una minestra di lenticchie o la pasta e broccoli in brodo d’arzilla; bucatini all’amatriciana, spaghetti alla carbonara, tagliatelle, fettuccine e certamente gli spaghetti cacio e pepe tra i primi piatti di pasta. Infine elenchiamo i secondi piatti che tali sono solo per consuetudine come il fritto alla romana, con le cervella o le animelle ed i carciofi. Il più noto saltinbocca e le scaloppine. Il pollo spezzato, il coniglio alla cacciatora e l’abbacchio brodettato. E che dire di un arrosto di pesce o, a fine pasto, accompagnare tozzetti e ciambelle al mosto o un gelato di ricotta con il “Cannellino”? Le nostre uve La MALVASIA DI CANDIA, detta anche “Malvasia Rossa” per il colore tendente dei tralci, è dotata di notevole rusticità che ben si adatta a quasi tutti i terreni della zona. In genere ha una spiccata attitudine a produzioni costanti, con gradi gleucometrici superiori agli altri vitigni. Germogliando tardivamente, va meno soggetta ai danni delle gelate primaverili. Il vino che se ne ricava è di ottime caratteristiche, specie per quanto riguarda la corposità e l’alto tenore alcolico. Di acidità fissa bassa, ben si adegua ad uvaggi con Trebbiano. La MALVASIA DEL LAZIO o “puntinata” per il caratteristico puntino che si nota sull’acino quando questo acquista uno splendido colore cera trasparente. È molto diversa dalla Malvasia di Candia come attitudini colturali e caratteristiche ampelografiche è soggetta alla Peronospora e, nella fase di maturazione, alla Botrytis Cinerea, tant’è che in certe annate non riesce ad esprimere le sue caratteristiche di finezza a causa della raccolta anticipata, cui il viticoltore è costretto. Il vitigno ha la tendenza ad una ridotta produzione nonché ad una bassa resa in mosto. Ama terreni freschi, ma non umidi; le annate siccitose, quindi, ne sminuiscono la qualità. Il TREBBIANO TOSCANO assicura in genere, una produzione costante. Il grappolo è molto voluminoso e lungo, ma spargolo, quindi meno soggetto agli attacchi di marciume. Solitamente la gradazione zuccherina è un po’ più bassa che negli altri vitigni, mentre l’acidità fissa del vino tende ad essere più alta, con una minore corposità, ma nell’insieme con una diffusa delicatezza. Per questi motivi una mescolanza con uve di altri vitigni migliora le caratteristiche organolettiche del vino. Il TREBBIANO GIALLO, detto anche “Greco”, ha grappoli piuttosto serrati ed è scarsamente coltivato nella zona, in quanto predilige ambienti particolarmente freschi. Il BONVINO BIANCO è in grado di assicurare una produzione pressoché costante, anche in annate particolarmente piovose, è resistente ad avversità climatiche e crittogamiche e tale da conservarsi bene sulla pianta anche fino a novembre. La resa media zuccherina in genere non è elevata, mentre il grado di acidità totale di solito è notevole. Il BELLONE. Questo vitigno, detto anche “Bello”, alla maturazione presenta la buccia sottile ed una colorazione con tendenza violacea. Ancora meno diffuso del Bonvino Bianco, riesce a dare il meglio di sé in zone particolarmente fertili e fresche. Le Vie del Frascati La zona del FRASCATI si trova a Sud-Est della Capitale ed è facilmente raggiungibile. |