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l Consorzio, nasce il 23 Maggio 1949 a rogito del Notaro Mario D'Orazi, su iniziativa di 18 produttori, con la Denominazione di "Consorzio per la difesa di vini pregiati e tipici di Frascati". Nel corso degli anni ed a seguito di precise disposizioni di legge ha modificato la propria denominazione nell'attuale di "Consorzio Tutela Denominazione Frascati". Esso egrave; stato tra i primi Consorzi ad ottenere l'incarico della vigilanza sulla denominazione. Il Marchio del Consorzio è costituito da un'aquila ad ali spiegate poggiata con le zampe su un cartello con la scritta TVSCVLUM , sovrapposto ad una conchiglia con volute, sormontate da una corona nobiliare contenenti elementi degli stemmi dei Comuni di FRASCATI (chiavi incrociate), GROTTAFERRATA (inferriata) e di MONTEPORZIO CATONE (pino con viti incrociate).

Dagli originari 18 soci fondatori il Consorzio consta oggi di 650 produttori associati che rappresentano oltre il 40 % della produzione complessiva del Frascati.

Dal tinello alle moderne cantine

Il Consorzio nasce il 23 maggio 1949 a rogito Notaro Mario D’Orazi. Grazie all’azione del Consorzio, il “Frascati” è stato uno dei primi vini italiani ad ottenere il riconoscimento della denominazione di origine controllata (D.P.R. 1966).

Dagli originari 18 fondatori è passato agli attuali 650 produttori, oltre a 33 aziende vinificatrici ed imbottigliatrici che rappresentano l’85% della produzione complessiva del Frascati.

Tracciabilità - Primo in Italia, il Consorzio ha realizzato un sistema in grado di controllare tramite via S.M.S. a, disposizione di qualsiasi interessato, la genesi e la storia di una bottiglia di Frascati  e le caratteristiche organolettiche del vino ivi contenuto. È sufficiente inviare un S.M.S. via telefono cellulare al numero 340 767.50.82  con il numero identificativo che appare sulla fascetta di garanzia delle bottiglie, di colore giallino, ed in breve termine il sistema risponderà, sempre via S.M.S. indicando il nome dell’imbottigliatore, la tipologia di vino, l’annata, il grado alcolico, l’acidità, l’estratto secco.
Consulenza ai soci - Il Consorzio offre principalmente sostegno e assistenza ai soci per tutto ciò che riguarda  gli adempimenti normativi e burocratici relativi alla gestione dell’impresa agricola vitivinicola e alla produzione e commercializzazione del prodotto. A tal fine, cura l’aggiornamento normativo attraverso un sistematico monitoraggio delle fonti e definendo i criteri di interpretazione delle norme, le possibili applicazioni e le procedure. L’attività svolta in questo settore comporta un costante contatto e interscambio con gli organi normativi e con le Istituzioni pubbliche quali Ministeri, Regione, Province, Uffici Doganali, Ispettorato Repressione Frodi e Camere di Commercio, per la corretta definizione di procedure e provvedimenti.
Valorizzazione - Il Consorzio favorisce la partecipazione a mostre e fiere svolgendo una metodica opera di valorizzazione, organizzando degustazioni conoscitive e divulgative volte all’apprezzamento delle caratteristiche e dell’immagine del Frascati, favorendo la migliore conoscenza dei consumatori. In questo contesto ed a al fine del continuo miglioramento qualitativo promuove studi e ricerche in campo vitivinicolo ed agronomico per rispondere alle necessità di rinnovamento della viticoltura nell’area di produzione, collaborando con 1’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano, l’Istituto Sperimentale per l’Enologia sezione di Velletri, e IERAAN - Istituto Europeo per le Ricerche Ambientali e Antropologiche Nazionali, promuovendo ricerca vitivinicola nell’ambito del proprio territorio, con lo scopo di individuare, recuperare e valorizzare il patrimonio ampelografico autoctono ancora presente nella zona di produzione.
Bacchus - Il Consorzio è tra i principali partner del progetto, a carattere europeo, realizzato dall’ESA (European Space Agency), che, attraverso l’osservazione della Terra dallo Spazio effettuata con i satelliti e l’integrazione dei dati prodotti da altre tecnologie avanzate quale il rilevamento aereo ed i Sistemi Informativi Geografici, consente la rilevazione e l’aggiornamento dei dati gestionali, produttivi ed amministrativi dei vigneti nelle aree interessate. In particolare il progetto permette di supportare le scelte operative nel corso delle diverse fasi della coltivazione con l’integrazione dei dati meteorologici e di semplificare il trasferimento dei dati relativi ai produttori di vini, coadiuvando le operazioni in ordine alla gestione della Denominazione di Origine Controllata.
In tale contesto permette di monitorare le attività di impianto, individuare eventuali situazioni irregolari o appezzamenti non autorizzati, controllando i vigneti iscritti all’Albo della Denominazione di Origine “Frascati”.

Nella tradizione il Frascati era vinificato raccogliendo le uve dopo la prima decade di ottobre. Le uve pigiate venivano poste a fermentare in tini di castagno con le bucce per circa un mese, fin quando si verificava “l’alzata di cappello”, successivamente si procedeva alla svinatura del mosto, che veniva poi filtrato e conservato in botti poste in nicchie ricavate in grotte scavate nel tufo. Dopo i successivi travasi, nella primavera era pronto per la mescita.L’avvento della tecnologia ha radicalmente modificato questa arcaica lavorazione, risolvendo alcuni inconvenienti di serbevolezza che il vino presentava.
Già all’inizio degli anni sessanta, attraverso la diraspatura centrifuga, la pressatura soffice e la pastorizzazione, si è ottenuta la stabilità del prodotto e ciò ha reso possibile la diffusione del Frascati d.o.c. nel mondo. Negli anni ottanta e con nuovo impulso nell’ultimo decennio, grazie all’evoluzione della tecnologia, si è potuto avviare un incremento della qualità con ritrovata tipicità.
La pigiatura e pressatura soffice, la fermentazione a temperatura controllata, l’imbottigliamento sterile a freddo, l’uso di contenitori in acciaio inox o di legni pregiati, le tecniche di criomacerazione unitamente al riconoscimento del valore primario del vigneto quale elemento differenziante, hanno ridato nuova personalità al vino Frascati D.O.C. La generale modifica ha riportato prepotentemente il vigneto alla centralità assoluta che gli spetta per ottenere vini di qualità elevata.

Oggi le aziende tutte dispongono di tecnologie in grado di valorizzare al meglio le uve dei vigneti che lentamente stanno riprendendo le originali sembianze.
Vinificando in proprio molti produttori hanno ottenuto pregevoli collocazioni di “nicchia” che conferiscono nuovo valore aggiunto all’intero settore.

 

Viticoltura  autoctona e nuovi impianti

Il territorio di produzione del vino D.O.C. Frascati comprende per intero i comuni di Frascati, Grottaferrata e Monteporzio Catone e,in piccola parte, il X° Municipio di Roma ed il Comune di Montecompatri. Complessivamente investe circa 1.650 ettari di vigneto per una produzione media di 200.000 quintali di uva, pari a circa 140.000 ettolitri di vino Frascati.

L’altitudine è compresa tra 70 e 500 metri s.l.m.; l’esposizione generale è orientata verso Nord-Ovest ed Ovest. I terreni del comprensorio del Frascati sono di origine vulcanica, di tipo basaltico e tufaceo e, da approfonditi studi, è risultato che per la maggior parte sono di medio impasto o leggermente compatti, presentando il 56,1% di sabbia, il 17,8% di limo ed il 26,1% di argilla. Sono scarsamente dotati di azoto, normalmente ricchi di anidride fosforica assimilabile, molto ricchi di potassio assimilabile, poveri di calcare totale ed attivo, scarsamente forniti di sostanza organica ed a PH quasi sempre neutro o sub-acido.
Il clima di tipo mediterraneo è caratterizzato da temperature moderate, piovosità concentrata nel periodo autunno-inverno con lunghe siccità nel periodo primaverile estivo. L’esposizione del territorio verso il mare Tirreno permette di godere di una piacevole brezza marina che mitiga il calore delle ore più calde ed evita il ristagno dell’umidità.
La vite trova qui condizioni ambientali assai favorevoli. Un ulteriore aspetto particolarmente vantaggioso è rappresentato dalla relativa elevata temperatura ed insolazione che si riscontra nei mesi di settembre ed ottobre che consentono alle uve di maturare lentamente e completamente. Molto del particolare bouquet del vino “Frascati” è dovuto a questa maturazione  prolungata sulla pianta e sotto un clima temperato.

I vitigni usati sino ai primi del ‘900 erano, all’incirca, gli stessi che si usano oggi; diverse, però, sono le proporzioni.
La comparsa della Fillossera nei Castelli Romani, operò una notevole evoluzione nell’uso dei vitigni. Alcuni regredirono o perché antieconomici, per la poca resa del mosto,  come la Malvasia Puntinata, o perché più soggetti alla Peronospora, come il Bello. Prepotentemente si affermò la Malvasia di Candia, che soppiantò tutte le altre fino a raggiungere oltre il 50% delle varietà. Seguono il Trebbiano Toscano e di seguito la Malvasia del Lazio, il Bello ed il Bonvino Bianco.

L’affermazione della Malvasia di Candia deriva da motivi di ordine genetico, quali il grado di resistenza alle crittogame, l’affinità d’innesto, l’adattabilità ai nuovi sistemi di allevamento. Tra questi i più adottati sono: a “Guyot”, forma di allevamento a potatura mista; “Speronato” per le varietà che vogliono la potatura corta; a “Cazenave” per le varietà a potatura media;il “Tendone” molto diffuso negli anni settanta, ora è in declino anche a causa di una scarsa possibilità di meccanizzazione delle operazioni alla pianta.

“Vinalia”,  profumi, sapori e bellezza

Negli annali di “Storia della vite e del vino in Italia”, si ricorda come il medico di Sisto V, Andrea Bacci, autore di uno dei primi trattati sui vini d’Italia, avesse definito Frascati “luogo di delizie, generoso di uve e di vari frutti”, mettendo in evidenza che quegli industri coltivatori avevano propagato nelle loro vigne le viti più elette d’Italia dalle quali si ottenevano vini che erano forniti “ai conviti principeschi, nonché alle mense borghesi di Roma”. Anche un anonimo cronista, al seguito di quello splendido mecenate e raffinato buongustaio che fu il cardinale Scipione Borghese, così descrive le bellezze dei luoghi, che già in quel tempo, prima della metà del ‘600, era giustamente rinomato: “della bontà del sito non mi è necessario dirlo, perché la virtù et la varietà et la opportunità del terreno si mostra pur ancor oggidì, quando le sue vigne producono frutti et liquori di tale squisitezza, che io non intendo in quale parte si trovino migliori”.

E più indietro nel tempo per rimarcare, semmai vi fosse bisogno, l’antico legame di questa terra con la vite, spicca certamente Marco Porzio Catone detto il Censore, originario di una famiglia di viticultori tuscolani.Uomo sapiente, abile politico e oratore, gradiva egli stesso porsi al lavoro delle sue terre assieme ai propri dipendenti, dividendone poi il cibo semplice ed il vino genuino. Varrone ricorda “Vinalia”, la festa per il vino nuovo del Tuscolo ed alcuni provvedimenti relativi alla sua esportazione in Roma. E poi Lucullo e Marco Tullio Cicerone, che qui possedeva la prediletta tra le sue ville.
Nell’età di mezzo, quando l’antichissimo Municipium Tusculanum si era trasformato in Rocca feudale dei Conti, potenti alleati degli imperatori di Germania, tra i più grandi cultori del vero “Frascati”, vi fu Cristiano di Magonza, generale di Federico Barbarossa, frequentatore abituale delle “grotte” tuscolane dove il vino era invecchiato e conservato più fresco.

Dopo la seconda metà del secolo XVI fu assai sentita la necessità di tutelare il prezzo di vendita dei vini destinati al popolo; coincide con questo movimento di vera e propria tutela del consumatore, l’apparizione della “fojetta” (1589) imposta da Sisto Quinto. Precursore di questo regime di tutela fu anche Marcantonio Colonna, Signore e Vicario di Giulio II della Rovere, che negli statuti concessi alla città di Frascati stabiliva, in alcuni importantissimi articoli, regole che ancor oggi sono ribadite in decreti a difesa e tutela.
Legami assai felici uniscono il “Frascati” all’arte ed in particolare alla letteratura ed alla poesia. Goethe definì Frascati “un paradiso”; Scheffel, pensando a Frascati cantò: “Cosmogomico è il mio bere, è il trionfo del mio spirito, la liberazione dalle opprimenti pastoie dell’esistenza”; e Platen soggiunse: “Qui, nell’eterno verde di ombrosissime arcate, impari il poeta a poetare e l’amante ad amare”. Tutto qui diventa vino: la vita e la morte, il pensiero, il sentimento, il sogno, l’amore. Ai giorni nostri così scrive Alberto Bevilacqua, a dispetto del proprio cognome: “T’accenderà questo vino frascatano / il nero immemore degli occhi, / sarà amore sotto la tua nuda pelle dorata / ti donerà ricreata / nel cuore d’altri anni la tua età...

Vitis Vinifera e Ville Tuscolane

Il territorio del Frascati trova un’eccezionale linea di confine con il Monte Tuscolo attraverso le sue Ville tardo rinascimentali e barocche. Da Monteporzio Catone ad estendersi verso Grottaferrata, sin dal ‘500 si edificarono splendidi complessi monumentali, testimoni di un’aristocrazia romana che qui si sbizzarrì in giardini esclusivi, giochi d’acqua e mille altre scenografie.

Villa Aldobrandini, Rufinella, Lancellotti, Falconieri, Mondragone, Torlonia, Borghese, Muti, Grazioli, per citare le più famose, costituiscono ancor oggi, oltre che un vanto, un complesso ed armonico sistema urbano-territoriale pari in bellezza alle ville del Palladio o le Pompeiane.
Stagliate nel verde del Tuscolo, esse ne condizionano il paesaggio al punto che le sagoma della Villa Belvedere degli Aldobrandini è l’immagine stessa della città di Frascati.

Tanti furono gli artisti che si cimentarono nell’adorno urbano del paesaggio: dal Maderno al Vanvitelli ad Antonio Caracci al Pannini. Altri ancora ne descrissero le bellezze nei dipinti, nelle incisioni, in sommi versi come quelli del Goethe e di Byron o come quelli più popolani del Belli.

Di certo tanti trovarono spunto nelle mescite di vino, le osterie, che furono non solo punto di incontro popolare, ma tratti specifici del luogo. Nell’epoca del Grand-Tour artisti ed intellettuali amavano frequentarle per spunti di ogni genere oltre che per gustare il vino.

E’ attraverso queste testimonianze che ritroviamo l’antico legame tra la vite e l’uomo tuscolano, aristocratico o villico che sia. Tutta la campagna, specie nell’ottocento, era coltivata a vigna sino quasi a penetrare il cuore di Roma: “l’abbondanza delle viti qui è grandissima” scriveva Gregorovius nel 1850, “esse ricoprono a perdita d’occhio le belle colline”.
L’intera popolazione era impiegata nella coltivazione delle vigne e molti momenti dell’anno segnavano questo rapporto, specie in ottobre quando all’ombra delle residenze patronali, nella campagna ancora feudale, esplodeva la vendemmia con tutta la gioia di vivere, il divertimento, l’amore per il nobile frutto.

Alle attraenti vedute di un tempo si è evoluto un paesaggio consapevole della ricchezza passata che ancora dona al visitatore immagini oniriche e, con il vino, rinfranca i sensi di un sapore millenario.

Frascati continuatrice dell’antica Tuscolo

Frascati nasce a seguito della distruzione di Tuscolo avvenuta nel 1191. La città fu rasa al suolo e gli abitanti si rifugiarono in capanne di frasche e da qui deriva il nome della città.
Artisti di ogni tempo hanno preso a soggetto Frascati e le ville barocche che campeggiano in mezzo a distese ubertose di vigneti ed oliveti.

Nel diadema delle Ville Tuscolane spiccano la Villa Torlonia, già Conti, già Ludovisi, già Altemps, oggi ombroso parco comunale: il suo “Teatro delle fontane”, opera di Flaminio Ponzio e Carlo Maderno dona un incantevole suggestione a tutto l’ambiente. La Villa Flaconieri, già Rufina, la villa prediletta da Paolo III e testamento artistico di Francesco Borromini. La Villa Mondragone, sita in comune di Monteporzio opera di Martino Longo e Giovanni Vasanzio emerge imponente dal suo colle vestito d’ulivi. Qui Gregorio XIII nel 1582 firmava la bolla della riforma del calendario giuliano.
Villa Aldrobrandini, una delle più belle d’Europa, costruita su disegno di Giacomo Dalla Porta, vero gioiello di armonia e di grazia; la sua scenografica facciata costituisce lo sfondo indimenticabile e dominante della città di Frascati.

Completano lo scenario delle Ville Tuscolane Villa Rufinella, Villa Lancellotti, Villa Parisi e, in comune di Grottaferrata, le Ville Grazioli e Muti.

Sul colle dove sorgeva l’antichissima città di Tuscolo, madre dell’odierna Frascati, percorso l’antico lastricato romano ci si arresta ad un tratto nella visione improvvisa e suggestiva del Teatro Romano corrosa dal tempo e dell’Acropoli su cui si ergevano una volta i templi dedicati a Giove e ai Diòscuri.

Grottaferrata, oasi “orientale” nel centro della cattolicità

A sinistra della dorsale di Tuscolo, ai limiti della sottostante Villa Latina si trovano le case del centro storico di Grottaferrata, sorte intorno alla celebre Abbazia, da quando il monaco Basiliano S. Nilo da Rossano nel 1004 ebbe in donazione da Gregorio I di Tuscolo un terreno adiacente i ruderi di un’antica villa romana, dove in una piccola “cripta” fu esposta alla pubblica venerazione un’immagine bizantina della Vergine. Attorno a tale “Crypta-ferrata” (da cui il nome dell’abitato di Grottaferrata) si venne da allora sviluppando tutto il complesso abbaziale che nel 1473 il cardinale Giuliano della Rovere fece circondare da fortificazioni su disegno di Baccio Pontelli e di Antonio da San Gallo.
La bella chiesa di Santa Maria, consacrata nel 1024 da papa Giovanni XIX dei Conti di Tuscolo, fu arricchita nel secolo XIII con mosaici ed affreschi e con un bellissimo campanile di stile romanico. Nel 1610 il pittore Domenico Zampieri, detto il Domenichino, affrescava da par suo la Cappella di S. Nilo.

L’importanza dell’Abbazia di Grottaferrata, ancor più delle bellezze storiche ed artistiche è data dalla luce spirituale che da essa promana; infatti da circa mille anni essa ha conservato, nel centro stesso della latinità, la liturgia bizantina del rito Greco-Cattolico.

Dai bastioni dell’Abbazia si possono ammirare gli ubertosi vigneti della sottostante “Valle Marciana” che costituisce il confine occidentale del comprensorio del Frascati.

Monteporzio Catone erede della“Gens Portia”

Spaziando con l’occhio sul meraviglioso panorama, si ammira Tuscolo. Sul colle già dedicato alla chiesa di S. Antonino in “Monte Porculo”, donato da Gregorio II di Tuscolo ai Benedettini della congregazione Cassinese sorge l’abitato dell’odierna Monteporzio Catone, che fu già castello primo degli Annibaldi, poi degli Altemps e dal 1613 dei principi Borghese, ma che trae il suo titolo glorioso da quella “Gens Portia” che dette i natali al grande Catone.
Sotto il colle dominato dalla chiesa dedicata dai Borghese a S. Gregorio Magno si stendono in dolce declivio i vigneti della sona nord orientale del territorio tuscolano sino alla grande conca di “Prata Porci”, da alcuni storici assegnata alla battaglia del lago Regillo da cui ebbe inizio il predominio di Roma sulle città confederate della lega latina.Nella caratteristica e ridente cittadina è stato di recente inaugurato il “Museo del Vino”.

Il Frascati e gli abbinamenti gastronomici.

Il vino Frascati D.O.C. è un vino bianco secco, dal colore giallo paglierino con riflessi dorati, dall’odore vinoso, sapido e pieno di corpo, con note aromatiche di frutta matura.
Il Frascati si accompagna perfettamente ad antipasti, minestre, primi e secondi piatti di pesce e carni bianche, formaggi di media stagionatura, oltre ad essere ottimo come aperitivo.

Il “Frascati Superiore” deve possedere un grado alcolico non inferiore a 11,50% in volume. Il disciplinare di produzione determina le caratteristiche dello spumante.
Va inoltre menzionata la tradizionale tipologia “Cannellino” ottenuto da uve raccolte tardivamente, dal colore giallo dorato, con alto tenore di residuo zuccherino, da gustare con la pasticceria secca.

Senza alcuna pretesa esaustiva, raccomandiamo alcuni abbinamenti con i tipici piatti della cucina romana e laziale: tra le minestre quella di farro e sicuramente la pasta con fagioli o ceci; ottimo se accompagnato ad una minestra di lenticchie o la pasta e broccoli in brodo d’arzilla; bucatini all’amatriciana, spaghetti alla carbonara, tagliatelle, fettuccine e certamente gli spaghetti cacio e pepe tra i primi piatti di pasta.
Parlando di contorni raccomandiamo la degustazione con i carciofi alla romana, alla giudìa, funghi arrosto e piselli al guanciale, fiori di zucca, filetti di baccalà, cicoria, zucchine ripiene ed il più elaborato crostino alla provatura.

Infine elenchiamo i secondi piatti che tali sono solo per consuetudine come il fritto alla romana, con le cervella o le animelle ed i carciofi. Il più noto saltinbocca e le scaloppine. Il pollo spezzato, il coniglio alla cacciatora e l’abbacchio brodettato.

E che dire di un arrosto di pesce o, a fine pasto, accompagnare tozzetti e ciambelle al mosto o un gelato di ricotta con il “Cannellino”?

Le nostre uve

La MALVASIA DI CANDIA, detta anche “Malvasia Rossa” per il colore tendente dei tralci, è dotata di notevole rusticità che ben si adatta a quasi tutti i terreni della zona. In genere ha una spiccata attitudine a produzioni costanti, con gradi gleucometrici superiori agli altri vitigni. Germogliando tardivamente, va meno soggetta ai danni delle gelate primaverili. Il vino che se ne ricava è di ottime caratteristiche, specie per quanto riguarda la corposità e l’alto tenore alcolico. Di acidità fissa bassa, ben si adegua ad uvaggi con Trebbiano.
Da ciò deriva la presenza nel vino di notevoli quantità di polifenoli, i quali nel tempo fanno assumere al vino un colore giallo molto carico, conferendo allo stesso un tipico sapore marcatamente maderizzato.

La MALVASIA DEL LAZIO o “puntinata” per il caratteristico puntino che si nota sull’acino quando questo acquista uno splendido colore cera trasparente. È molto diversa dalla Malvasia di Candia come attitudini colturali e caratteristiche ampelografiche è soggetta alla Peronospora e, nella fase di maturazione, alla Botrytis Cinerea, tant’è che in certe annate non riesce ad esprimere le sue caratteristiche di finezza a causa della raccolta anticipata, cui il viticoltore è costretto. Il vitigno ha la tendenza ad una ridotta produzione nonché ad una bassa resa in mosto. Ama terreni freschi, ma non umidi; le annate siccitose, quindi, ne sminuiscono la qualità.
Ben matura conferisce al vino un’armonicità e sapidità del tutto caratteristiche, con tenore alcolico rilevante ed una bassa acidità.

Il TREBBIANO TOSCANO assicura in genere, una produzione costante. Il grappolo è molto voluminoso e lungo, ma spargolo, quindi meno soggetto agli attacchi di marciume. Solitamente la gradazione zuccherina è un po’ più bassa che negli altri vitigni, mentre l’acidità fissa del vino tende ad essere più alta, con una minore corposità, ma nell’insieme con una diffusa delicatezza. Per questi motivi una mescolanza con uve di altri vitigni migliora le caratteristiche organolettiche del vino.

Il TREBBIANO GIALLO, detto anche “Greco”, ha grappoli piuttosto serrati ed è scarsamente coltivato nella zona, in quanto predilige ambienti particolarmente freschi.

Il BONVINO BIANCO è in grado di assicurare una produzione pressoché costante, anche in annate particolarmente piovose, è resistente ad avversità climatiche e crittogamiche e tale da conservarsi bene sulla pianta anche fino a novembre. La resa media zuccherina in genere non è elevata, mentre il grado di acidità totale di solito è notevole.

Il BELLONE. Questo vitigno, detto anche “Bello”, alla maturazione presenta la buccia sottile ed una colorazione con tendenza violacea. Ancora meno diffuso del Bonvino Bianco, riesce a dare il meglio di sé in zone particolarmente fertili e fresche.
Le caratteristiche organolettiche del vino sono pressoché uguali a quelle del Bonvino Bianco.

Le Vie del Frascati

La zona del FRASCATI si trova a Sud-Est della Capitale ed è facilmente raggiungibile.
Dal Grande Raccordo Anulare (G.R.A.), l’anello stradale che circonda Roma, occorre prendere l’autostrada per Napoli. Da qui, dopo il casello di entrata, si prosegue per 6 chilometri sino all’uscita MONTEPORZIO CATONE da dove si può raggiungere anche FRASCATI e quindi GROTTAFERRATA.
Diversamente sia la consolare Tuscolana che l’Anagnina conducono nella zona di denominazione.

Per chi intenda rinunciare all’auto è possibile raggiungere Frascati con la linea ferroviaria che la congiunge alla Stazione Termini o attraverso la metropolitana (linea A) sino ad Anagnina e si prosegue quindi con l’autobus.